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Firenze, Presso Paolo Fumagalli, 1835-1837. 2 volumi di tavv. in-folio con le tavole montate in orizzontale dall’ editore (32 cm x 26 cm), se in verticale 2 voll. in gran-folio (49 cm x 26 cm); con 2 volumi di testo (22,7 cm x 14,5 cm). Pp. 491, (1), (4); 788, (6). Con 160 tavole: Pp. (2), tavole 65 stampate su 40 carte; pp. (2), tavole 94 stampate su 58 carte da 41 a 99. In antiporta del 1° vol., ritratto di profilo a mezzo busto dell’ iniziatore dell’ opera, Giuseppe Segato inciso da Giovanni Battista Gatti. Belle e solide legature coeve: per il testo, in mezza pelle verde con titolo dorato sul dorso ornato da greche dorate; per le tavole, bella ed assai rara legatura editoriale in mezza pelle nocciola con titolo dorato sul dorso e sul piatto anteriore ornato al centro da un grande disegno di soggetto archeologico orientaleggiante impresso in oro. Un leggero foxing marginale dovuto al tipo di carta, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono, entrambi i volumi di tavole sono ancora completamente intonsi.
Prima rara edizione, qui nella sua legatura editoriale con le tavole completamente intonse, di questa straordinaria serie di illustrazioni dedicate all’ Egitto ed ai suoi monumenti, accompagnata da ampi e dettagliati testi descrittivi. Le 160 incisioni all’ acquaforte ed acquatinta, con 35 tavv. rialzate a colori a mano e 7 ripiegate a colori, con mappe, monumenti, architetture, sarcofagi, costumi, vedute e geroglifici dell’ Egitto antico e moderno. L’ opera fu avviata dall’ egittologo e chimico veneto Girolamo Segato, che selezionò immagini dai lavori di Denon, Gau e Rosellini, con 309 immagini: tombe, armi, utensili, sculture, bassorilievi, mummie, amuleti, teste di vari tipi di abitanti, ritrovamenti archeologici, sarcofaghi, decorazioni, integrandole con propri disegni. Nel 1818 si recò in Egitto, dove, insieme all’ ingegnere Lorenzo Masi, esplorò e cartografò ampie aree a sud di Wadi Halfa, del Nilo Azzurro e Bianco. Segato, un chimico di professione che si recò in Egitto per un’ azienda commerciale, diventò celebre per una tecnica di pietrificazione simile alla mummificazione, il cui segreto rimane irrisolto, poiché distrusse ogni documentazione prima di morire; la lapide sulla sua tomba in Santa Croce a Firenze recita: “qui giace disfatto [...], che vedrebbesi intero pietrificato, se l’ arte sua non periva con lui...”. Dopo la sua morte prematura, il progetto editoriale fu completato dal suo collaboratore Domenico Valeriani che terminò l’ opera e forni i due volumi di testo che accompagnano le tavole.
Bibliografia: Amat, 92, 1820; Blackmer, 1521 (solo I volumi di tavole, registra per errore solo 159 tavole); BM, XXI, p. 1117; Brunet,V,1042 (cita solo 135 tavv.); Davoli, p. 316; Dawson & Uphill, Who was who in Egyptology, p. 292 Gay, 2266; Graesse, VII, 239; Ibrahim-Hilmy, II, p. 301; ICCU\VEA, 0154712; Maktabah, p. 243; Navari ,1521: “Most of the plates have been re-engraved from standard works by Denon, Gau, etc., but a number are after drawings by Segato himself” (Navari). Cfr. Archiginnasio di Bologna, L’ immagine dell'antico fra settecento e ottocento, p. 120; Maspero, The Dawn of Civilization Egypt and Chaldæa, I, pp. 243-244; Wolinsky, Girolamo Segato viaggiatore, cartografo e chimico, p. 51.