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In Roma, presso Lorenzo Lazzari alle Convertite, [1809 ca.]. Incisione originale all’ acquaforte. Dimensioni: il foglio 41,5 cm x 27,5 cm, linea di cornice 29 cm x 20 cm. Il foglio reca in basso a sinistra: “Pinelli Fece 1809 Roma”. Esemplare con una leggera fioritura ai margini esterni, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Questa suggestiva stampa raffigura un allegro ed esuberante gruppo di persone che si godono vino, musica e balli: in primo piano, sotto un albero, uomini e donne bevono e uno suona il mandolino. Sullo sfondo, contro gli edifici, due ragazze ballano al ritmo di un tamburello. In primo piano a destra, una figura maschile sdraiata che fuma la pipa. Testaccio, oggi storico rione di Roma noto per la sua autentica anima popolare e gastronomica; prende il nome dal Monte dei Cocci, una collina artificiale creata dai frammenti delle anfore romane. Questa stampa indica che l’ area del Testaccio e i suoi riferimenti erano già parte del panorama culturale e artistico di Roma.
Il pittore ed incisore Bartolomeo Pinelli fu assai attivo nel mondo dell’ illustrazione. Le sue opere, create principalmente per turisti stranieri e amanti dell’ Italia, sono dedicate a rappresentare i costumi dei vari popoli italiani, principalmente di Roma con i suoi abitanti, i suoi monumenti, la città antica e quella moderna a lui contemporanea. La sua opera di illustratore possiede, oltre all’indiscutibile valore artistico, un rilevante significato documentario per l’ etnografia di Roma, dell’ Italia. Le incisioni, sono autentiuche testimonianze della vita e delle tradizioni popolari dell’ epoca, l’ importanza del lavoro di Pinelli risiede non solo nella perfezione tecnica dell’ acquaforte, ma anche nella sua funzione documentaristica. Attraverso le sue placche, l’ osservatore del XIX secolo e lo studioso di oggi può intravedere lo stile di vita, le abitudini e la diversità etnica dei costumi romani e italiani.
Bibliografia: AA.VV., Dizonario Bolaffi…, IX, p. 73; Le Blanc, 5, III, p. 206; Petrucci, p. 96; Pinelli, p. 61.