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Parisiis, Apud Martinum Iuvenem, 1569. 2 parti in 1 vol. in-folio (28,8 cm x 19,4 cm). Pp. (8), 583, (33). Segnatura: ā a-z4, A-2Z4, 2A-2H4 (2H4 bianca). Legatura coeva in piena pergamena semirigida con laccetti passanti. Autore manoscritto in antico sul taglio inferiore. “Pyrrhoniarum Hypotypōseōn libri tres” inizia con numerazione continua ma con proprio front a c. 2d4(r). Colophon alla c. 2D4(v). Carattere corsivo, greco e romano. Grandi capolettera e fregi impressi in xilografia. Qualche p. sparsa con un lievissima arrossatura dovuta al tipo di carta, peraltro esemplare fresco e genuino in stato di conservazione molto buono.
Prima rara edizione latina completa delle opere di Sesto Empirico, filosofo greco della scuola scettica. Una delle “opere” più importanti nella storia del pensiero occidentale ed uno dei testi fondamentali nella storia dello scetticismo Include le sue due opere principali, l’ “Adversus mathematicos” o “Contro i professori” suddiviso in undici libri e le “Ipotipose pirroniane” o “Cenni di pirronismo”, forniscono una dettagliata esposizione dello scetticismo di Sesto, ma anche di molte altre correnti scettiche precedenti, a cui lo stesso Sesto spesso si appoggia. Il compito che si prefigge Sesto nei suoi scritti, specialmente nei Lineamenti pirroniani, consiste nel definire un vero e proprio manifesto della propria “agōgè”, inclinazione di pensiero, con l’ intento di chiarire i punti di riferimento teorici e pratici che ne guidano la riflessione e l’ azione, oltre a sottolineare l’ originalità del neo-pirronismo ed evitare ogni confusione con altre correnti impropriamente definite “scettiche”, come Democrito, Platone, Carneade. Sesto si propone di difendere l’ indirizzo scettico neopirroniano dalle accuse e dai fraintendimenti dei Dogmatici, rifiutò tutti i dogmi e attribuì un valore di verità relativo alla ricerca empirica e all’ esperienza. Quest’ opera è la fonte di gran lunga più ampia fra tutte per la conoscenza dello scetticismo antico, che ha avuto una grande influenza su autori come Bruno, Montaigne, Cartesio, Hume, Hegel, il riformatore Christian Francken, e molti altri pensatori fondamentali dell’ era moderna.
“Nessuna scoperta del Rinascimento rimane più viva nella filosofia moderna dello scetticismo”. (Copenhaver & Schmitt, p. 338). “Il rinnovato scetticismo di Sesto Empirico fu il più forte agente di incredulità”. (ibid., p. 346).
“In quanto unico scettico pirroniano greco le cui opere siano sopravvissute, ebbe un ruolo fondamentale nella formazione del pensiero moderno. La riscoperta delle sue opere, avvenuta proprio nel momento in cui era stato sollevato il problema scettico del criterio, diede alle idee di Sesto un'improvvisa e maggiore importanza di quanto non avessero mai avuto prima o avrebbero mai più avuto. Così, Sesto, una bizzarria scoperta di recente, si trasformò nel "divin Sexte", che, alla fine del XVII secolo, era considerato il padre della filosofia moderna. Inoltre, tra la fine del XVI e il XVII secolo, l'impatto dei suoi pensieri sul problema del criterio stimolò una ricerca di certezza che diede origine al nuovo razionalismo di René Descartes e allo "scetticismo costruttivo" di Pierre Gassendi e Martin Mersenne.” (Popkin, p. 18).
“La rinascita della filosofia antica fu particolarmente drammatica nel caso dello scetticismo. Questo modo di pensare critico e antidogmatico fu piuttosto importante nell'Antichità, ma nel Medioevo la sua influenza svanì [...] quando le opere di Sesto e Diogene furono recuperate e lette insieme a testi familiari come l' “Academia” di Cicerone, una nuova energia si risvegliò nella filosofia; all’ epoca di Montaigne, lo scetticismo era abbastanza potente da diventare una forza trainante nell’ eredità rinascimentale preparata per Cartesio e i suoi successori … La stampa di Sesto negli anni '60 del Cinquecento aprì una nuova era nella storia dello scetticismo… le idee che aveva lasciato andare avrebbero perseguitato i filosofi per secoli.” (Copenhaver & Schmitt, pp. 17-18 e 40 ).
Bibliografia: Adams, S-1026 “Not seen”; Hoffmann, III, 395; Houzeau-Lancaster, I, 425; Schweiger, I, 287; USTC, 158271. Cfr. Bailey, Sextus Empiricus and Pyrrhonean Scepticism, p. 18; Boros, Der Einfluss des Hellenismus auf die Philosophie der Frühen Neuzeit, p. 183: Brundell, Pierre Gassendi From Aristotelianism to a New Natural Philosophy, VIII, 54; Copenhaver & Schmitt, Renaissance Philosophy, 1992; Floridi, Sextus Empiricus The Transmission and Recovery of Pyrrhonism, p. 85; Kristeller, Renaissance Thought II. Papers on Humanism and the Arts, 1965; Lohr, Renaissance Latin translations on the Greek commentaries on Aristotle, in, Humanism and Early Modern Philosophy, p. 189; Popkin, The History of Scepticism. From Savonarola to Bayle, p. 315; Rosin, Reformers, the Preacher and Skepticism, p. 68; Saiber, Giordano Bruno and the geometry of language, p. 160; Schmitt, Gianfrancesco Pico della Mirandola (1469-1533) and his critique of Aristotle, 1967.