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Basileae, Apud Andream Cratandrum, mense Februario, anno 1521. In-8° (21,6 cm x 13,7 cm). 2 c.b., XVIII, 433, (3), 2 c.b. Segnatura: a4, b6, c-z4, A-2I4, 2K6. Con tutte le sue carte bianche conservate, 2 all’ inizio e due in fine. Solida legatura settecentesca in cartone marmorizzato con laccetti passanti, autore e titolo manoscritti sul dorso. Raffinato frontespizio inserito entro una ricca e complessa cornice rinascimentale impressa in xilografia, in un unico blocco, raffigurante “Lucrezia e Giuditta” di Hans Holbein il Giovane. Grande marca tipografica in xilografia alla c. 2Z6(v). Carattere corsivo, greco e romano. Numerose affascinanti glosse ed annotazioni manoscritte da mano cinquecentesca. Alcune deboli fioriture chiare al margine esterno di qualche pp., qualche normale segno del tempo, peraltro esemplare a pieni margine, con tutte le sue cc. bianche conservate, in stato di conservazione molto buono.
Prima edizione di Cratander delle opere complete di Lattanzio, il “Cicerone cristiano” dallo stile fluente ed armonico del retore romano preferito dall’ A. a modello latino per i suoi scritti apologetici verso la “religio nova”. Le “Divinae Institutiones”, in sette libri, sono un’ apologia del Cristianesimo, un rifiuto netto, tramite la confutazione dei loro errori, della filosofia pagana antica, della dottrina eroica e della mitologia, alle quali il nostro autore contrappone i capisaldi della dottrina cristiana cui è molto legato. L’ opera sulla creazione di Dio, “De opificio Dei”, è invece innervata dall’ elogio della sapienza dispiegata da Dio nel creare l’ uomo, la potenza divina si riflette propriamente nell’ atto della creazione di quel microcosmo che è il corpo umano. Nel “De ira Dei” Lattanzio polemizza con gli Stoici e gli Epicurei, sostenitori dell’ atarassia e dell’ imperturbabilità degli dèi, affermando che Dio interviene nelle vicende umane, in bene o in male, specie per punire gli uomini che lo offendono. In particolare, Lattanzio si accanisce contro Epicuro e la sua convinzione del disinteresse divino per le umane vicende.
Al front. appare per la prima volta, usata fino al 1523, la celebre incisione xilografica raffigurante “Lucrezia e Giuditta” opera di Hans Holbein il Giovane, questa la probabile terza formulazione della cornice nell’ arco di sei mesi. Da quest’ opera la raffigurazione principale del bordo ora appare nei suoi pannelli laterali non più al centro. “Dopo numerose edizioni in Italia (prima a Subbiaco nel 1465), poi a Rostock e Parigi, tra gli altri, Cratander è il primo a Basilea a stampare le opere sopravvissute (tra cui la sua opera principale, l’ Esposizione completa della fede cristiana in latino, del Padre della Chiesa nordafricano Lattanzio”. Nella sua prefazione, Cratander contrappone le opere del suo autore, che il Padre della Chiesa Girolamo definì giustamente un fiume di eloquenza tulliana, con la verbosità vuota, le sottigliezze sofisticate e le indagini spinose dei dottori scolastici del suo tempo.
Bibliografia: Adams, L-18; Göllner, 47; Graesse, p. 66; Panzer, VI, 52; USTC, 671383; VD 16, L 28. Cfr. Kommer-Emmendörfer, Hans Holbein d.J. (1497/98-1543) Ausstellung zum 500. Geburtstag des Künstlers, p. 71.