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In Firenze, Presso Roberto Paggi, 1897. In-8° (20,3 cm x 13,8 cm). Pp. XVI, 95, (3). Legatura del tempo in mezza pergamena con angoli, autore e titolo dorati su tassello rosso sul dorso. Firma di possesso coeva all’ angolo superiore interno del frontespizio. Qualche piccolo segno di brunitura marginale dovuta al tipo di carta, peraltro esemplare ancora in barbe in stato di conservazione molto buono.
Rara prima edizione della seconda raccolta poetica dell’ autore. La pubblicazione dei “Poemeti” ebbe una lunga gestazione editoriale: un primo accenno del progetto poetico è ravvisabile già nel 1887, dunque prima ancora della nascita di «Myricae», quando il poeta scrive al Ferrari “Avanti a me sono allineati i poemetti che ho animo di fare: sono 15 gruppi, niente meno!” (Garboli, p. 1307; “Lungo la vita”, p. 279). E ancora, nel 1894 Pascoli scriveva allo stesso Ferrari: “Forse nell’ anno vorrò dar fuori il paulo maiora (appellativo con cui il poeta si riferirà ai Poemetti)” (Garboli, p. 1308; “Lungo la vita”, p. 365).
La pubblicazione però si protrasse per altri tre anni, e vide la luce solo nel 1897 in questa edizione. All’ occhietto il titolo è seguito dal motto “paulo maiora” (cose un poco più grandi, più importanti), tratto dai versi iniziali della quarta egloga di Virgilio, gli stessi che avevano dato il titolo a “Myricae”: “Sicelides Musae, paulo maiora canamus. / Non omnes arbusta iuvant humilesque myricae” (Verg., Ecl. IV, vv. 1-2). Segue la dedicatoria alla sorella Maria, una vera e propria dichiarazione di poetica in forma di lettera, datata Castelvecchio di Braga, 5 giugno 1897. “È la seconda raccolta di poesie di Giovanni Pascoli. Apparsa nel 1897, si sdoppiò poi in due volumi distinti: Primi poemetti (1904) e Nuovi poemetti (1909). Ma per l'omogeneità della materia e il modo con cui venne ordinata essi formano ancora come un tutto unico, come un vasto poema cioè della natura, del mistero e del dolore, rampollato dall"ispirazione ferace di Myiricae. Ne tornano cioè i temi principali, ma approfonditi e oggettivati in rappresentazioni più larghe e nelle forme adottate del poemetto epico lirico in terzine liberamente ripreso da Tennyson e Poe. Il nucleo centrale è costituito da una storia d'amore, il romanzetto di Rigo e Rosa, d'ispirazione più propriamente georgica, alternato o seguito da componimenti d'altro contenuto, di carattere più propriamente meditativo e che fanno a esso come di commento (Carlo Curto in Dizionario Bompiani delle Opere, V, p. 582).
Bibliografia: Curto, in Diz. Opere Bompiani,V, p. 582; Felcini, pp. 11 e 62; Gambetti - Vezzosi, p. 642 “…è molto ricercata.”; Parenti, p. 321. Cfr. Antonielli, La poesia del Pascoli, p. 34; Assirelli, Il Marzocco, carteggi e cronache fra Ottocento e Avanguardie, 1887-1913, p. 53; AA.VV., Rivista pascoliana, 2007, XVIII, p. 31; Baccini, Giovanni Pascoli saggio critico, p. 20; Curto, La poesia del Pascoli storia e caratteri, p. 317; Garboli, Poesie e prose scelte, I, p. 1303; p. Petrocchi, Storia della poesia di Giovanni Pascoli, p. 30; Silverman-Johnston, Selected Poems of Giovanni Pascoli, p. 179; Vannucci, Pascoli e gli scolopi […], p. 155; Viola, Pascoli, p. 140.