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[Parigi], Impressum in aedibus M. Nicolai de Barra commorantis intersignio diui Ioannis Baptistae e regione collegij Longobardorum, 1518. In-folio (26,8 cm x 20,2 cm). Cc. (8), CXXII; con cc. numerate in numeri romani solo al recto. Segnatura: ā8, a-o6, A-E6, F8. Legatura settecentesca in piena pergamena rigida, autore e titolo dorati su tassello sul dorso. Carattere gotico, greco e romano. Grandi capolettera xilografici. Raffinato frontespizio xilografato entro un’ imponente cornice architettonica rinascimentale con putti, cavalli e raffaellesche. Al verso della cc. 122, un’ antica annotazione di 7 righe manoscritta da mano cinquecentesca, Alcune deboli fioriture marginali, le ultime 3 cc. uniformemente arrossate in modo leggero, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Rara e ricercata edizione (due esemplari nelle biblioteche italiane) delle tre opere principali del poeta e umanista fiorentino Pietro Crinito, allievo del Poliziano con cui studiò retorica. Fu uno dei più importanti discepoli di Poliziano, ne ereditò la biblioteca e le carte e ne fu l’ editore postumo. Crinito conobbe anche Savonarola e Pico della Mirandola e partecipò all’ Accademia Platonica. I 25 libri dei “Commentarii de honesta disciplina” discutono di varie questioni erudite; il “De Poetis latinis”, prima opera biobibliografia su una particolare categoria di autori, traccia la storia della lirica latina da Livio Andronico a Sidonio Apollinare, la sua vita di Orazio accompagna quasi tutte le edizioni dell’ opera durante il Rinascimento; scrisse anche una vita di Sallustio, commenti alle lettere di Cicerone, alle favole di Esopo e alle opere di Orazio. La fama del Crinito poggia tuttavia per intero per il capitolo quarto del libro VII dell' “Honesta disciplina”, “Qui de ingenio daemonum scripserint, ac de Gnosticis et Euchaetis, quibusque sacris daemonem se concipere putarent, digna memoria observatio”, che descrive una scena di necromanzia e che fu plagiata da Nostradamus pressoché nella sua interezza traendo ispirazione per alcuni passi delle sue Profezie: “Seduto in segreto studio di notte, Solo spinto indietro sulla sella dell'aria, Una stretta fiamma che emerge dalla solitudine, Fatto per proferire qualcosa che non è da credere invano./ La verga nella sua mano posta in mezzo ai Rami, Bagna sia l'arto che il piede con l'onda. Un timore (congettura: Vapore) e voci tremano attraverso le maniche, Splendor diuine.”. Come Isidoro di Siviglia, che chiamava la grammatica honesta, l’ umanista fiorentino parla di “humaniores artes”, di “honesta disciplina”, mostrando chiaramente di voler dedicare la letteratura all’ “humanitas” cara a Valla, Bruni, Poliziano.
Bibliografia: BM Stc French books, p. 509, n° 63637; Renouard, II, p. 352-353, n° 4; USTC, 144870. RBH non ne censisce alcun esemplare nelle aste degli ultimi 30 anni. WDC locates only one copy in the US (Huntington Library).
Cfr. Buck-Sottili, L' eredità classica nelle letterature neolatine del Rinascimento, 1980, p. 112; P. Godman, From Poliziano to Machiavelli: Florentine Humanism in the High Renaissance, 2019, p. 338; G. Di Napoli, Giovanni Pico della Mirandola e la problematica dottrinale del suo tempo, 1965, p. 530; F. Roulier, Jean Pic de la Mirandole (1463-1494), humaniste, philosophe et théologien, 1989, p. 19; P. Zambelli, White Magic, Black Magic in the European Renaissance, 2007, p. 121.