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Serigrafia originale a colori su carta eseguita nel 1990 ca., dimensioni: 69,5 cm x 46,5 cm. Firmata a mano dell’ artista a matita in corsivo nell’ angolo inferiore destro e numerata a sinistra: tiratura complessiva di 160 esemplari, il nostro 39/160. Foglio dalla fresca inchiostratura in ottimo stato di conservazione.
L’ artista, estone di nascita ma naturalizzato americano dal 1952, si formò inizialmente all’ astrattismo indirizzando però poi la sua ricerca verso una pittura più essenziale e minimalista che, da estimatore del teorico dei colori del Bauhaus, Josef Albers e di Piet Mondrian, nutriva un forte interesse per la ricerca del colore, in una dialettica pittorica in cui il colore è necessariamente illusionistico e il supporto necessariamente fisico. Lo fa principalmente affidandosi a un uso illusorio del colore in cui c’ è persino una piccola croce sul pavimento che colloca lo spettatore nella posizione voluta rispetto all’ opera. Quest’ opera si propone di superare e sconfiggere uno spazio architettonico specifico dalle sue fondamenta costitutive, ecco perché è divertente ed è divertente proprio in questo modo, ovvero voler “appiattire” l’ angolo di una stanza.
Tra le numerose esposizioni a cui partecipò nel mondo, Carlo Cardazzo lo portò ventottenne agli occhi della critica italiana coll’ esposizione tenutasi a Venezia nel 1968 presso quella fucina dell’ avanguardia artistica italiana che era la sua Galleria del Cavallino, il catalogo fu curato niente meno che dall’ illustre storica dell’ arte, docente e critica marchigiana Marisa Volpi Orlandini che aveva da poco terminato è pubblicherà nel 1969 a Bologna il suo saggio fondamentale “Arte dopo il 1945: U.S.A.”.
Bibliografia:
Hardu, Keck. Roma, Galleria Il Bilico, 1967.
Hardu, Keck. Venezia, Galleria del Cavallino, 1968. (testo di Marisa Volpi Orlandini).
Hardu, Keck in Arts Magazine, 1973, 48, pp. 68-59.
Hardu, Keck. Domus, 530/531, 1974, pp. 11-18.
Hardu, Keck in Meggs' History of Graphic Design, (text by W. Purvis), 2016, pp. 411-412.