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Al colophon: Stampate in Roma per Valerio Dorico et Luigi fratelli, nel mese d’ Ottobre. 1548. Ad instantia di M. Carlo Gualteruzzi. In-4° (22,9 cm x 16 cm). (8), 180, (4). Segnatura: *4, A-S4, T4, χ2, V6, X4, Y6. Colophon a carta Y4(v). Le carte R1(r), V5(v) e V6(r/v) sono bianche salvo che per la paginazione. Questa copia contiene due fogli aggiuntivi alla fine del volume, Y5 e Y6, con poesie di Giovanni della Casa, Angelo Colocci e Latino Giovenale Manetti indirizzate o relative a Bembo.
Raffinata legatura moderna d’ amatore in piena pelle marrone superbamente eseguita da un abile maestro legatore in puro stile veneziano rinascimentale, piatti inquadrati da una serie di quattro cornici a scalare ornate che, al piatto anteriore, incorniciano la luce centrale parlante che riporta “RIME: DI M:P:BEMBO”. Elegante e ricercato carattere corsivo romano. Bellissimo esemplare dagli ampi margini, con appena qualche lieve e piccola fioritura ai margini esterni di poche pp., peraltro in stato di conservazione molto buono.
Pregiata e ricercata terza edizione, la migliore, delle Rime del Bembo curata dall’ umanista marchigiano Carlo Gualteruzzi, esecutore testamentario dell’ autore, e rivista da Annibal Caro. Questa raccolta fu stampata a Roma con privilegio di Paolo III dai fratelli Dorico nel raffinato corsivo tondeggiante, alieno alle due edizioni commerciali veneziane assai meno eleganti e notevolmente più comuni stampate dal Giolito a Venezia nello stesso anno, ideato a Roma dal calligrafo, incisore e tipografo vicentino Lodovico de gli Arrighi per le prime “eccellenti” impressioni del Trissino. Le produzioni dei fratelli bresciani Valerio e Luigi Dorico, attivi a Roma tra il 1524 e il 1565, sono assai ricercate proprio per la raffinata singolarità distintiva dei loro tipi. E’ probabile che agli inizi i Dorico abbiano stampato solo musica, allargando poi la loro attività ad altri settori, forse spinti dalle difficoltà nel mantenersi a Roma con le sole edizioni musicali. I Dorico furono in strette relazioni con il circolo letterario che faceva capo alla corte e alla famiglia Farnese. La letteratura propriamente detta rappresenta il più folto gruppo con oltre sessanta edizioni, tra cui una dozzina di commediole, numerose brevi raccolte di componimenti poetici, religiosi e profani, di contemporanei, oltre qualche traduzione. Fra i più illustri letterati che compaiono nelle loro edizioni sono il Bembo il Trissino.
Questa rara edizione romana costituisce la prima pubblicazione postuma delle opere poetiche del cardinale e poeta veneziano, si avvalse delle note testamentarie dell’ autore, è arricchita da una serie di rime inedite, in quanto non approvate dal Bembo, inserite separatamente rispetto al testo originale, sono precedute da un Avviso, probabilmente dell’ editore a p. 165. Insieme al manoscritto bembiano viennese (Österreichische Nationalbibliothek, Vind. Pal. 10245.1, W2), questa edizione è stata ampiamente citata dalla critica bembiana per definire l’ ordine, il più fedele e definitivo possibile, delle singole liriche del Canzoniere.
Bembo, con l’ edizione del suo organico libro di Rime, intende offrire, secondo quanto scrive Dionisotti “il ritratto esemplare del nuovo stile poetico che […] proponeva all’ età sua”. D’ altro canto il “nuovo stile poetico” era stato lucidamente e puntualmente disegnato nei tre libri delle Prose attraverso una fitta carrellata di esempi tutti, o quasi, desunti da Petrarca, a dimostrare, in modo inequivocabile, la perfezione del modello da imitare; le Rime sono la raccolta poetica che ha dato ufficialmente inizio al petrarchismo. L’ opera ha consacrato Francesco Petrarca come modello assoluto di purezza linguistica e metrica per tutta la lirica italiana dei secoli successivi. La scelta di Bembo è esemplare per quanti intendono cimentarsi con la scrittura d’ amore “alta”, lontana dalla facile cantabilità popolaresca e dalla “sconvenienza” degli artifici cortigiani: si passa dall’ amore giovanile e terreno per la donna amata, Morosina, a una profonda riflessione sulla spiritualità matura e sul dolore, spesso derivante dai lutti famigliari. Le Rime riprendono fedelmente la metrica del Canzoniere, soprattutto sonetti e canzoni, oltre che la lingua, quel “volgare illustre” basato su una selezione severa del lessico petrarchesco, depurato da ogni asprezza, caratterizzato da un’ eccezionale armonia ritmica, musicale e formale.
Il lavoro di Bembo non si limitò alla composizione, ma diede il via a una vera e propria moda europea, influenzando per secoli la scrittura di canzonieri. Non a caso, le sue idee furono fondamentali anche nella “questione della lingua”, imponendo il fiorentino trecentesco come modello.
Bibliografia: Adams, B-504; Ashburnham, p. 36, 370; Barberi, p. 136; Bibliotheca Sussexiana, p. 8, 139; BMC, Italian, p. 81; Brunet, I, p. 764; Cavendish, Library at Chatsworth, p. 148; Crofts, p. 146; Gamba, 141: “Edizione veramente bella e da tenersi in estimazione, siccome quella che fu procurata da Carlo Gualteruzzi, riveduta da Annibal Caro, ed accresciuta di rime sopra un originale del Bembo istesso”; Haym, p. 238; Heber, p. 25; Laporte, p. 19; Mazzucchelli, p. 761; Seilliere, p. 16, 112; USTC, 813382. Cfr. Caratozzolo-Güntert, Petrarca e i suoi lettori, (2000), p. 160; De Frede, I libri di un letterato calabrese del cinquecento, (1999), p. 115.