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In Vinegia, 1552, (al colophon: In Vinegia, Appresso Gualtero Scoto, 1552). In-4° (21,2 cm x 16 cm). Cc. (7), 179 numerate al recto, (1). Segnatura: [*]4, 2[*]10, A-Y8, Z4. Legatura coeva in piena pergamena semifloscia, titolo manoscritto da antica mano sul taglio inferiore del libro. Con 12 grandi ed eleganti capolettera impressi in xilografia. Carattere corsivo e romano. Grande impresa tipografica entro elaborata cornice allegorica, poi ripetuta alla carta Z4(v), Mercurio con caduceo abbraccia Minerva con elmo piumato, scudo e in mano due dardi. Entrambi tengono i piedi incrociantisi su un dado e libro chiuso (Zappella 840). Dedicatoria dello stampatore, Gualtero Scoto, alla nobildonna veneziana Madonna Isabetta Quirina da cui s’ impara che il Bembo stesso volgarizzò questa sua storia per consiglio di quella illustre donna, la quale col Bembo e col Casa era legata in grande amicizia. La Vita dell’ Autore, diretta ad un Anonimo, si attribuisce alla penna dello stesso Giovanni Della Casa. Una lieve ed insignificante gora chiara all' angolo superiore esterno di qualche pp. iniziale, peraltro esemplare genuino ed di conservazione molto buono.
Prima apprezzata edizione italiana delle Historiae Venetae del Bembo, tradotta dallo stesso autore a partire dall’ originale latino pubblicato l’ anno precedente, fu concepita in lingua latina per conferire prestigio internazionale allo stato veneziano seguendo poi anche una narrazione il veneto-centrista dei fatti narrati. L’ autore, nominato storiografo ufficiale della Serenissima nel 1529, fu il secondo degli “Storici per pubblico decreto”; nel 1530 fu incaricato dal Senato veneziano di esporre la storia moderna della repubblica in un periodo cruciale, dal 1487 al 1513. Bembo, venendo considerato tra i più importanti letterati della sua generazione, avrebbe dato fama immediata alla storia, se l’avesse composta di suo pugno, e in più, cosa non da poco, sembrava “ben propenso a rinunciare al soldo e a far risparmiare lo stato”. A Venezia fu tardivo l’ interesse da parte della politica veneziana di iniziare una storiografia pubblica patrocinata dal potere ed intenta a dare lustro alle azioni compiute dalla Repubblica; effettivamente, nella Serenissima, comparirà tardi il ruolo di pubblico storiografo e le prime storie umanistiche partono per l’ iniziativa privata, come il De origine Venetiarum di Pier Paolo Vergero. Bisogna aspettare gli anni Settanta ed Ottanta del Quattrocento per osservare un rinnovato interesse per una storia ab urbe condita con le opere dei due massimi esponenti della storiografia delle origini: il De origine urbis Venetiarum Bernardo Giustinian e le Deche del Sabellico.
L’ opera prosegue il lavoro iniziato da Marcantonio Sabellico e Navagero; narra le vicende politiche, le guerre, includendo le complesse vicende delle Guerre d’ Italia che videro Venezia fronteggiare la potente Lega di Cambrai, e l’ espansione della Serenissima, il tutto uno fondendo un solido rigore documentario con uno stile prosastico di altissima eleganza, ispirato ai classici latini come Sallustio, Cicerone e Livio.
Nella narrazione storica, di particolare interesse è leggere come alla carta 72(v), il Cardinale Bembo tracci una lunga descrizione elogiativa di Cristoforo Colombo, quale simbolo umanistico dell’ andar oltre i confini del noto, “Era Colombo Genovese huom di vivo ingegno. Il quale, avendo molte volte navigato per il mare Oceano, e congetturando per l’osservazione di certi venti quel che poi veramente gli succedette, impetrati dai re di Spagna certi legni e navigando verso l’occidente, scoperse, in capo di [trentatré] dí, nell’ultime estremità del nostro emisperio, alcune isole, delle quali prima niuna notizia s’aveva..”.
Quest’ edizione italiana è particolarmente importante perchè impose il modello linguistico bembiano anche per la prosa storiografica e gettò le basi per un’ identità culturale italiana unificata, esattamente come il Bembo aveva fatto in precedenza per la poesia con le Rime e le Prose della volgar lingua. Pur dovendo rispettare l’ ufficialità del suo incarico, Bembo impose una prosa snella e una notevole obiettività nel giudicare le decisioni politiche, guadagnandosi la stima dei contemporanei ma anche alcune critiche interne agli ambienti veneziani più conservatori. Il Cardinale non aveva infatti nascosto debolezze e inefficienze delle magistrature veneziane, né si era trattenuto dall’ esprimere giudizi severi su varie personalità dell’ epoca evidenziando debolezze o inadempienze delle magistrature veneziane. Dopo la morte del Bembo le Historiae Venetae furono sottoposte ad un attento esame da parte del Consiglio dei Dieci, che chiederà ai Riformatori di Padova di revisionare l’ opera e censurare quei passi che sembravano attaccare alcune famiglie in vista del governo oppure per ragioni meramente politiche; furono però necessarie diverse letture, censure e riscritture per tutelare l’ immagine della Serenissima. Il Bembo fu il capostipite della storiografia pubblica veneziana che proseguirà per lungo tempo, vedendo la presenza costante della Serenissima, che s’interesserà maggiormente della sua storia. Le Historiae Venetae sono, quindi, la prima opera storiografica pubblica della Serenissima e rappresentano lo specchio di come Venezia volesse mostrarsi.
Bibliografia: Adams, I, B-599; Biancardi-Francese, p. 54; BL, p. 80; Bibliotheca Veneta, (1891), p. 5, 83; BMSTC Italian, p. 80; Borghese, p. 344, 2409; Brunet, I, 767; Centi, p. 80; Cicogna, p. 76, 571; Cressonier, p. 99; Croft, p 342; Duff, vol. 1, p. 153; Eschr-Wyss, p. 279; Fedele-Gonzo, p. 217, 371; Finch, p. 26; Gamba, 130; Duff, p. 153; Finch, p. 26; Genolini, p. 21, 445; Ghisalberti, p. 149; Graesse, I, 333; Lozzi, p. 407, 5906; Manzoni, p. 14; Marchetti, p. 142, 1314; Memmo, p. 19; Norris, p. 26; Panizzi, p. 40; Parenti, p. 43; Passalacqua, p. 345, 3581; Phillips, p. 55, 700; Piacentini, p. 152; Potthast, p. 142; Rathbone, p. 38; Rigo, p. 68; Sangiorgi-Rosa, p. 24, 245; Segù. p. 84; Spaducci, p. 93; Spinola, p. 159, 1410; Theodoli, p. 52, 2265; Tosi, p. 414; USTC, 813419; Widener, p. 193. Cfr. Cozzi, Ambiente veneziano, ambiente veneto saggi su politica, società, cultura nella Repubblica di Venezia in età moderna, (1997), p. 31; Hugues, Le navigazioni di G.e.S. Cabotto Le navigazioni di G.e.S. Cabotto Memoria,(1878), p. 291; Sciacca, Principati e repubbliche Machiavelli, le forme politiche e il pensiero francese del Cinquecento, (2005), p. 222;Sole, Studi su Bembo e Della Casa, (2006), pp. 8; Zorzi, Storia spregiudicata di Venezi Come la Serenissima pianificò il suo mito, (2021), pp. 43-65.