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Milano, Edizioni Futuriste di “Poesia”, (1919). In-8° grande (25 cm x 17,5 cm). Pp. (48). Splendida brossura editoriale azzurra “Parolibera”, si presenta come la locandina di un caffè concerto, su disegno di Cangiullo, cui si debbono anche le illustrazioni e le didascalie nel testo. Il libro è stampato a pagine alternate su carta di vari colori: verde, rosa, giallo, acquamarina; composto come fosse una serata trascorsa al teatro di varietà, è anche corredato di pp. iniziali con finti manifesti pubblicitari, il frontespizio imita il programma della serata, scandito in prima e seconda parte per un totale di 16 momenti. Una leggera fioritura al taglio superiore bella bross. ant., peraltro esemplare fresco ed in ottimo stato di conservazione.
Prima ricercata edizione, interamente figurata e parolibera, di uno dei testi fondamentali della sperimentazione futurista, il libro rappresenta un esempio emblematico dell’ impiego delle lettere in funzione dell’ arte grafica e del disegno; un magnifico esempio di tipografia futurista e di composizione in armonia con la poesia. Poco dopo la pubblicazione del fondamentale “Les mots en liberte futuriste” di Marinetti, Cangiullo ne seguì l’ appello alla liberazione delle parole. Nella seconda metà degli anni dieci e all’ inizio dei venti, nell’ambito dell’esperienza della visualizzazione delle parole in libertà, Caffeconcerto è una delle opere più dense di inventività, nell’ indicazione molteplice di soluzioni immaginative di prevalente denominatore grafico, anche ove il composto della scrittura risulti comunque determinante.
L’ autore racconta con il suo tono stravagante-dissacrante e divertente una vivace serata al “Teatro di Varietà” presentato nella sua città natale. “La copertina blu a stelle pare una locandina pubblicitaria, il frontespizio diventa il programma della serata. Le pagine, tutte di colori diversi, fanno da ribalta ai vari numeri d’ attrazione: ballerine, cantanti, giocolieri sono disegnati con caratteri tipografici, numeri e fregi.” (Salaris). Facendo ricorso ai vari elementi tipografici (caratteri di diversa forma e dimensione, numeri, fregi e segni di punteggiatura), Cangiullo compone le cosiddette lettere umanizzate, con le quali caratterizza i vari protagonisti di questa sua “produzione teatrale”. “L’ Alfabeto a sorpresa è un sistema di scrittura che, tramite la combinazione di tratti grafici decontestualizzati, consente nuove forme di aggregazione per veicolare contenuti dati dalla risultante compositiva, connotando ironia, sarcasmo, humour, in termini di spettacolarità” (Viazzi). Alcune bibliografie riportano erroneamente la data di edizione 1916, ma tale attribuzione e smentita dalla penultima pagina del volume, in cui e citata l’ Esposizione Nazionale Futurista tenutasi a Milano nel marzo-aprile 1919. Al 1918 risale invece la mostra delle tavole originali, allestita a Roma presso Bragaglia con il titolo Prima esposizione dell'Alfabeto a sorpresa, creazione dei futuristi Cangiullo e Pasqualino.
Bibliografia: Anděl, p. 32; Apollonio, p. 289, 1; Cammarota, p. 299, 263; Crispolti, p. 511; Falqui, p. 62; Fanelli-Godoli, p. 58; Gambetti-Vezzosi, p. 169; Godoli, I, p. 196; Hulten, p. 439; Jentsch, p. 322; Lista, 218, 294-301; Mughini, p. 143; Salaris, p. 106; Spaducci, p. 74; Taylor, p. 103; Viazzi, p. 439. Cfr. Ballerini, Italian Visual Poetry, 1912-1972, (1973), p. 13; Berghaus, Italian Futurist Theatre, 1909-1944, (1998), p. 228; Caruso, Francesco Cangiullo e il futurismo a Napoli, (1979), p. 37; Caruso, Scrittura visuale e poesia sonora futurista, (1977), p. 35; Caruso-Martini, Tavole parolibere futuriste (1912-1944), (1975), II, p. 40; Coffin Hanson, The Futurist Imagination, (1983), p. 90; Pignotti-Stefanelli, La scrittura verbo-visiva, (1980), p. 50; Tessitore, Sulle tracce delle Avanguardie, (2020), p. 304; Toschi, Dalla pagina alla parete Tipografia futurista e fotomontaggio dada, (2017), p. 93; Verdone, Teatro del tempo futurista, (1988), p. 207.