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Parma, Dalla Stamperia Reale, 1786. In-4° (26 cm x 19 cm). Pp. XVI, CCLXVIII. Segnatura: [*]4, 2[*]4, a-2i4 2k6. Bella legatura del tempo in mezza pelle marrone avana, piatti marmorizzati, titolo dorato su tassello sul dorso. Per il nome dell’ autore Jacopo Belgrado cfr. Brooks, 308. Vignetta incisa al centro del frontespizio. Esemplare a piani margini stampato su carta pesante, fresco e genuino ed ancora in barbe, in ottimo stato di conservazione.
Prima ed unica rarissima edizione di questa bella stampa bodoniana, impressa in sole “100 copie su carta reale”, del gesuita friulano Jacopo Belgrado. L’ autore esamina in modo dettagliato i principali elementi dell’ architettura egizia, tra cui i templi, le piramidi e le tombe, fornendo una panoramica sulla storia dell’ architettura egizia, dalle prime costruzioni fino alla fine del periodo tolemaico. Belgrado esamina anche l’ influenza avuta dall’ architettura egizia su altre culture, come quella greca e romana. Discutendo del rapporto tra l’ architettura egizia e quella greca, cerca di dimostrare la superiorità dell’ architettura egiziana su quella greca, oltre alla datazione relativa degli edifici egizi e del Tempio di Salomone.
“Gli eruditi pretendono, che il Villalpando nella descrizione del Tempio abbia più secondato l’ impeto della sua immaginazione, che penetrato a fondo lo spirito profetico, e che volendo Dio autore e istitutore dell’ Architettura civile, l’ abbia fatta nascere, crescere, e divenire perfetta nell’ atto e tempo stesso che se ne eseguiva il modello a Dio prescritto. Altrimenti se Villalpando la volea nata, e cresciuta prima del Tempio, toglieva a Dio la gloria dell’ invenzione, e gli accordava solo quella dell’ ultima perfezione bensì, ma su l’ orme e tracce di chi l’ avea inventata e promossa, vale a dire, altro a Dio non lasciava che dar l’ ultima mano ad un’ arte, cioè un compimento, che non par degno di Dio. […] che prima del Tempio non vi fosse veruna Architettura nel mondo è lo stesso che negar fede agli storici…che torre ai monumenti antichi quella età, che si meritano; che contraddire in certo modo ai libri sagri, che vogliono valenti Architetti e fabbri prima del Tempio; ed insieme supporre, che non vi fossero, come non vi dovevano essere, prima che l’ Architettura nascesse, crescesse, e divenisse perfetta.”. “Altro è, che Dio abbia prescritte quelle misure convenienti agli usi del Tempio; altro quelle, che appartengono all’ Architettura civile di lui. Altro è che Dio volesse che il santuario, l’ oracolo, l’ altare, l’ atrio de’ sacerdoti e Gentili, e simili altre parti fossero eseguite secondo l’ idea, il disegno, la proporzione adattata ad una religione nemica d’ ogni culto idolatrico”, “Dio volea bensì Salomone ubbidiente ai suoi comandi; ma non perciò gli vietava d’ essere liberale e splendido con un Dio, a cui era debitore del regno…lascia intatto ciò che è prescritto…né si oppone alla dignità ed alla grandezza di Dio, che il suo Tempio in qualche parte rassomigliasse quelli degli egiziani.”.
Questo saggio partecipò al concorso bandito nel 1785 dall’ Académie des Inscriptions et de Belles Lettres di Parigi che offrì un premio per il miglior saggio sull’ architettura egizia antica. Il premio fu vinto da Quatremère de Quicy ma il suo saggio “De l’ Architecture Égyptienne Considérée dans son origine…” fu pubblicato solo nel 1803, ben 17 anni dopo lo studio di Belgrado.
Bibliografia: Alessandri Stoppini, Dalla libreriola dell’ architetto fiorentino Giuseppe Del Rosso, (1983), p. 20; Angelelli, p. 32, 247; Avery, vol. 1, p. 68; BM, p. 59; de Backer- Sommervogel, vol. 1, p. 1147; Bernardoni, p. 9, 132; Bertero, p. 124; Brooks, 308; comte Buturlin, p. 232; Comolli, vol. 4, p. 147; Dar al-Kutub al-Misriyya, p. 590; Escher-Von Wyss, p. 136; Genolini, Catalogo di una importantissima biblioteca appartenuta ad una famiglia patrizia del Veneto, (1896), p. 20, 428; Cicognara, vol. 2, p. 7, 2512; Granata-Lanfranchi, p. 191, n. 191; Jamieson, p. 178; Heber, p. 9; Hilmy, p. 41; Lasagni, p. 364; Maktabah, Catalogue of the Collection of H.H. the Late Prince Ibrahim, (1936), p. 21, 50928; Maple, p. 7; NLS, vol. 1/1, p. 178; de Parente, p. 15; Piot, p. 160, 1190; Servolini, p. 25, 1786; Tinti, p. 65; Vassallo, vol. 2, p. 199; Warburg journal, (1963), vol. 26, p. 98. Cfr. Barocchi, Gli Scritti d’ arte della Antologia di G. P. Vieusseux, (1975), vol. 1, p. 514; Curl, Egyptomania The Egyptian Revival, a Recurring Theme in the History of Taste, (1994), p. 248; De Fazio Siciliano, Il gusto egizio, (2021), p. 110; Gilks, Quatremère de Quincy Art and Politics During the French Revolution, (2024), p. 36; Humbert, L’ égyptomanie à l’ épreuve de l’ archéologie, (1996), p. 214; Humbert-Pantazzi-Ziegler, Egyptomania Egypt in Western Art, 1730-1930, (1994), p. 123; Nocca, Le quattro voci del mondo arte, culture e saperi nella collezione di Stefano Borgia 1731-1804, (2001), p. 44; Venturi, Settecento riformatore: L’ Italia dei lumi, 1764-1790, (1969), p. 434.
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